Quel mistico eterno e inevitabile che abita nella natura

“Il nuovo uomo (moderno) che (appare dal romanzo Novembre di Flaubert) non ha patria e tutti i paesaggi lo rendono malinconico con i loro orizzonti desolati. Avendo sperimentato viaggi e mari sa che nessuna legge, confine o distanza possono impedire alla tetra nebbia/foschia di penetrare e diffondersi attraverso tutto ciò che è umano. Lavori di ogni tipo, realtà, vita, tutto ciò perde senso e potere quando confrontato con quel mistico, eterno e inevitabile, che abita nella natura. Alla fine c’è solo la morte nascente come l’enorme ombra di qualche nave”.

“The new (modern) man, (appearing out of Flaubert’s novel November) has no homeland and all landscapes make him melancholic by their bleak horizons. Having experienced travelling and seas, he knows that no law, border or distance can prevent that bleak fog/haze from penetrating and spreading through everything human. Work of all kinds, reality, life, all that loses sense and power when confronted with that mystical, eternal and unavoidable, which resides in nature. In the end there is only death rising as the enormous shadow of some ship”.

M. Crnjanski, Novi oblik romana in Lirika,  proza,  eseji, 415.
Fonte: “The early Crnjanski: the unbearable lightness of writing” di Dragan Kujudžić

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